Objlab
// Sicurezza del software

Analisi della sicurezza del codice, senza annegare nei falsi positivi.

Un solo strumento non trova tutto, e ognuno segnala in un formato diverso. La sicurezza del codice non è «passare uno scanner»: è mettere insieme più analizzatori, unire i risultati e capire quali dei mille avvisi contano davvero. Ecco come si fa senza trasformarlo in rumore.

Perché un solo strumento non basta

  • Ogni analizzatore copre un pezzo: linguaggi diversi, classi di difetto diverse, punti ciechi diversi.
  • La SAST trova i difetti nel tuo codice; la SCA trova le vulnerabilità nelle librerie che usi: sono due domande diverse.
  • Segreti scritti nel codice, errori di configurazione dell’infrastruttura (IaC), immagini container: non li vede lo stesso strumento.
  • Affidarsi a un solo tool vuol dire avere un solo punto cieco, grande quanto tutto ciò che quel tool non guarda.

Il problema vero: troppi risultati, in troppi formati

Il primo giorno con cinque scanner non è sicurezza, è rumore.

  • Ogni tool ha il suo formato di output: confrontarli a mano è un lavoro che nessuno fa due volte.
  • Lo stesso difetto trovato da tre strumenti diventa tre segnalazioni: la lista si gonfia e la fiducia cala.
  • I falsi positivi, se non filtrati, addestrano il team a ignorare tutto — anche il vero positivo.
  • Senza priorità, mille avvisi «medi» seppelliscono i tre «critici» che contano.

Come si mette ordine

  1. Normalizza: porta tutti gli output in un formato solo (lo standard è SARIF 2.1.0), così diventano confrontabili.
  2. Deduplica fra strumenti: stessa riga, stesso tipo di difetto (CWE), stessa regola = un finding solo, non tre.
  3. Arricchisci: per le vulnerabilità delle librerie aggiungi il CVSS reale, se è nella lista KEV (sfruttata davvero) e se esiste un fix.
  4. Dai priorità sul rischio, non sul volume: prima ciò che è critico E sfruttabile E correggibile.

Dove va agganciata

L’analisi che gira una volta prima del rilascio è teatro. Quella che conta gira a ogni modifica.

  • Nella CI (GitHub Actions, GitLab CI): a ogni push, non a ogni release.
  • Con una soglia concordata: cosa blocca la pipeline e cosa è solo un avviso, deciso prima.
  • Con un triage vero: assegnazione, stato, SLA — altrimenti i finding restano lì e basta.
  • Anche su eseguibili e immagini container, non solo sui sorgenti: segreti e vulnerabilità si nascondono anche lì.

Convinzioni che costano

«Abbiamo già uno scanner»

Un tool copre le sue classi di difetto e i suoi linguaggi. Il resto — dipendenze, segreti, IaC, container — resta scoperto finché non lo guarda qualcos’altro.

«Più avvisi = più sicuri»

Più avvisi non filtrati = team che li ignora. Conta il segnale, non il conteggio.

«La sicurezza è un controllo a fine progetto»

Un difetto trovato al rilascio costa molto più dello stesso trovato al commit. L’analisi vive nella pipeline, non alla fine.

«Basta analizzare il sorgente»

Segreti e vulnerabilità stanno anche negli eseguibili e nelle immagini container: se non li scansioni, non li vedi.

Hai già uno o più scanner e vuoi smettere di confrontare output a mano? Vediamo come unirli e dare priorità a ciò che conta davvero.

Parliamone

Pagina aggiornata al 23 agosto 2026.